La storia di Viola, creatura che ha la sfortuna di nascere in un paesino della campagna veneziana del secondo dopoguerra e di vivere le sofferenze fisiche e psicologiche di una realtà di privazioni alimentate dall’ignoranza e da pregiudizi della gente, parla del conflitto tra padri e figli e della lotta interiore della protagonista, per non venir meno alla promessa con se stessa di riscattare sé e la propria generazione e di diventare qualcuno. Sono gli anni delle lunghe migrazioni di una popolazione stremata dalla fame lasciata in eredità dalla guerra, in preda alla paura dei bombardamenti, sempre vivi nel ricordo di menti rimaste sconvolte, come quella di sua madre Gina, e alla ricerca esasperata di un tetto. È la lotta vana di Romeo, il padre ubriacone e pessimo giocatore che, debole e incapace, affoga le sue delusioni e i fallimenti nel vino. Sono i momenti innocenti dell’infanzia inconsapevole e della scoperta della vita, ma anche delle miserie umane vissute a partire dalla famiglia isolata dalla propria ignoranza, in un ambiente deprivato di qualsiasi stimolo culturale. E fuori ad attenderla c’è sempre un mondo ostile, di reclusione, di violenze e di storie incrociate dove, ciascuno lotta per non venire soffocato dagli eventi. Nel momento della consapevolezza Viola vive le sue contraddizioni, ma non accetta passivamente quello che il destino sembra averle riservato; trova la forza e l’orgoglio per non cedere alle lusinghe, per ribellarsi a un intero paese che si beffa di lei, la “faina”, una ladra di polli. Nel carcere conosce la vera paura, il disprezzo e il ricatto: solo il tenero pensiero che la lega a Rocco, il dolce compagno di giochi che le insegnerà a leggere, le dà la forza di non cadere nei tranelli e di lottare per la propria libertà. Tornata a casa, trova la forza di fare con lucidità una spietata analisi di tutto il male che le è caduto addosso e ad ottenere giustizia di quanti l’hanno perseguitata. Il taglio netto con un passato che l’ha segnata come vittima sacrificale è una costante che accompagna tutto il racconto, fino alla svolta, la grande metamorfosi: il momento della presa di coscienza di quello che non c’è più, di come il mondo stia cambiando, dei primi segnali del boom economico, della spensieratezza giovanile che sembra non toccarla, del progresso tecnologico, di quello che è: il grande mutamento di una ragazza di campagna che respira l’aria del rinnovamento, che riesce ad elevarsi sulle proprie condizioni e ad essere una donna libera; che riesce a capire e a perdonare, fino a riconoscere un tributo alle passate generazioni. Che incontra infine la generosità e l’amore. |